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| la birra Adria - Trieste |
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Tratto da una pubblicazione de "Il Barattolo"
a cura di Euro Tagliapietra Il reperimento di notizie riguardanti la Birra Adria di Trieste che, come vedremo, si rivelerà di primaria importanza per la storia della produzione birraia della zona, è stato oltremodo difficile. La sua storia inizia nel 1820 e termina nel 1926. In oltre un secolo lo stabilimento ha cambiato molte volte proprietari e ragione sociale ed è solo dal 1894 che, grazie allo spostamento della sede legale a Trieste, è stato possibile consultare documenti custoditi e gentilmente forniti dall' Archivio Storico della Camera di Commercio di Trieste. Altre informazioni le dobbiamo ad un articolo del 1921, firmato da Antonio Carniel e comparso in un vecchio libro di storia triestina. Tuttavia, la
maggior parte di informazioni e i più antichi documenti da me consultati, provengono dalla disponibilità del Sig. Rado Meden, ultraottuogenario figlio di una dipendente della fabbrica e ancora residente in loco. Colgo l' aoccasione per ringraziarlo pubblicamente, senza di lui questo articolo non esisterebbe.
La storia della birra Adria inizia nel 1820 a Senozece, piccolo centro carsico a circa 30 Km da Trieste ed attualmente facente parte del territorio sloveno. E' qui che il sig. Josip Dejak fonda la "Fabbrica di Birra di Senozece", sfruttando l' ottima acqua presente in loco. Antonio Carniel, nel suo articolo, ne scrive come la più antica birreria "non solo della Venezia Giulia ma del Regno". In realtà adesso sappiamo che non è così in quanto ci furono concessioni per la produzione di birra già nel 1766, tuttavia fu sicuramente la prima della zona, precedendo, tra gli altri, la Dreher di almeno quarant' anni. La famiglia Dejak resta titolare della birreria fino al 1878 prosperando tranquillamente. La fabbrica si limitava alla produzione di quantitativi atti a soddisfare il fabbisogno della popolazione locale, così come facevano le innumerevoli piccole birrerie della zona, tuttavia, con l' avvento della tecnologia del freddo, negli anni sessanta del diciannovesimo secolo, la produzione di birra, che a questo punto è trasportabile, inizia a rappresentare un possibile business in espansione e, di conseguenza, ad interssare le famiglie triestine più abbienti. Infatti nel 1872, assieme al Dejak, entra in società M. Prister e D. Ruzzier i quali si occupano di aumentare la produzione e di sviluppare un sistema di trasporto. Fatto ciò la vendono, sei anni dopo, i fratelli Holt, realizzano un ottimo profitto. Durante la proprietà degli Holt la ditta prende il nome di "Trieste Export Bierbr." e vive un incremento negli affari sufficientemente importante da interessare i Liebmann, una delle famiglie triestine più ricche e potenti dell' epoca che, nel 1894 acquistano lo stabilimento e danno alla ditta il nome di famiglia.
Sembra che i Liebmann abbiano intuito le potenzialità commerciali dell' impianto. Infatti oltre ad essere situato nei pressi di una sorgiva d' acqua particolarmente adatta alla produzione di birra ed a potere disporre dell' ottimo luppolo sloveno, era piuttosto vicino a Trieste ed al suo porto con le sue enormi possibilità per l' esportazione. I Liebmann erano già proprietari di ditte per l' esportazione e, sembra, in società con proprietari di navi. Inoltre, in quegli anni, l' industria birraria era in gran fermento. Sembra infatti che sul territorio sloveno operassero almeno cinquanta birrerie di cui alcune, come la GOTZ e la KOSLERJEVA, producevano fino a 35000 hl di birra l' anno. Per quei tempi erano cifre notevoli. Quando R.Liebmann acquista la birreria la produzione è di 3000 hl l' anno. La nuova gestione mette subito in atto strategie di espansione: assume mastribirrai cecoslovacchi, sviluppa i macchinari, produce almeno due tipi di birra, una per il consumo locale ed una per l' esportazione, cerca le migliori materie prime ecc. I risultati sono che nel 1904 la produzione è di 17000 hl e nel 1911, con 35000 hl prodotti ed esportazioni in Egitto e negli Stati Uniti, si raggiunge il limite della possibilità di produzione dell' impianto.
A questo punto Liebmann è considerato un grosso produttore ed è di fronte alla scelta tra espandersi ulteriormente o fermarsi. L' espansione, dato il limite raggiunto dall' impianto, risulta possibile solo cambiando tutti i macchinari e acquistando nuove tecnologie allora disponibili ed estremamente costose. Tuttavia fermarsi sembra l' opzione meno consigliabile proprio dato il fermento presente nel settore. Il timore era quello di venir fagocitati dai colossi esteri già forniti di migliori tecnologie e sostanziosi capitali che premevano per entrare in un mercato in espansione.
Così Liebmann decide di espandersi ulteriormente e, per poterlo fare, utilizza la sua influenza e, cercando di sfruttare quel nuovo e potente sentimento nazionalistico allora presente, si rivolge alla triestina Banca Adriatica in cerca dei capitali necessari.
La sua azione ha succeso e la banca entra in società mettendo a disposizione 500.000 corone. E' così che il 26 Aprile 1913, presso il Tribunale Commerciale di Trieste, viene depositato l' atto costitutivo della "Birra Adria Società Anonima". Un piccolo inciso: è probabile che il nome "Adria", sicuramente derivato dalla Banca Adriatica, sia stato scelto in luogo di "Adriatica" data la presenza di una birra con lo stesso nome a Rimini.
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