
Immaginate di entrare in un supermercato o in una bottiglieria e di vedere un'insieme di bottiglie tutte uguali senza nessuna specifica riguardo al contenuto.
Come fareste a scegliere? Solamente affidandovi al caso.
Scopriamo questo mondo !
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la storia delle etichette |
Immaginate di vedere invece tutte le vostre bottiglie con sopra una bella etichetta ed ecco che potrete scegliere la vostra birra preferita riconoscendola fra tante oppure potreste sceglierne una affidandovi alle specifiche riportate nell'etichetta oppure, semplicemente, seguendo il vostro gusto e scegliendo quella con l'etichetta che vi piace di più.
La storia dell'etichetta coincide con il bisogno di caratterizzare il proprio prodotto e renderlo accattivante. Nel XIX secolo con l'avvento della fabbricazione su vasta scala le grandi birrerie decisero di distinguere le proprie bottiglie dalle altre cominciando ad utilizzare bottiglie con il proprio simbolo in rilievo sulla bottiglia.
Sembra che siano stati i tedeschi e gli inglesi ad apporre per primi una semplice etichetta sulle bottiglie e, attorno al 1850, allestirono appositi reparti dove dei lavoratori impiegavano fino a 16 ore al giorno per apporre a mano le etichette sulle bottiglie. Solamente nel 1893 l'ufficio brevetti di Lione registrò e archiviò i disegni relativi a una macchina etichettatrice.
E a questo punto per diversificare ulteriormente i prodotti cominciarono ad apparire anche figure diverse da quelle classiche di orzo e luppolo. Tra queste una delle prime alternative fu la figura di donna.
Attualmente gli uffici marketing fanno appositi studi per avere etichette sempre più belle e che possano attirare l'attenzione del pubblico verso il proprio prodotto. In Italia la prima etichetta birraria sembra sia stata la "Birra Piemonte Port Ale" prodotta dalla omonima birreria in provincia di Torino. Dal punto di vista del collezionismo "organizzato", l'Inghilterra è la patria della prima associazione di "labologi" ossia collezionisti di etichette, infatti negli anni '50 a Liverpool nacque, sponsorizzata dalla Guinness, la Labologist Society.
C'è chi colleziona etichette del mondo (alcuni collezionisti superano le 300.000 etichette diverse) e chi invece preferisce le collezioni tematiche. Nel secondo caso ci possono essere collezionisti di etichette di birra stout, oppure bock, oppure delle birre di Natale. Ma ci possono essere anche i collezionisti che hanno etichette accomunate dal soggetto come la donna, le navi oppure gli animali.
In ogni caso, per citare il designer giapponese Masahiro Matsunaga nel suo libro "A treasury of German beer labels", "…l'arte del collezionare etichette di birra è la donna per cui sono diventato pazzo d'amore. Tutto è cominciato quando ho staccato la mia prima etichetta da una bottiglia di birra che avevo appena finito di bere. Potete chiamarla la forza dell'inebriamento, ma ho spesso percorso l'autostrada solamente per il desiderio di una singola etichetta con lo sguardo di un uomo che sta andando a raggiungere la donna che ama".
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Da un articolo di Eduardo Ranzoni de Il Barattolo
Il collezionismo di etichette è sempre stato considerato come la filatelia dei poveri. Sarà, ma il collezionare etichette ha rappresentato per anni il primo modo di collezionare materiale riguardante la "bionda bevanda". Le prime etichette sono apparse all'inizio del secolo scorso e non sulle bottiglie di birra. Erano le etichette degli sciroppi, dei medicamenti più o meno artigianali, delle "bevande" miracolose degli imbonitori di strada. Oppure decoravano le confezioni dei formaggi come avviene tutt'ora in Francia per quelle che contengono il "camembert". Allora le bottiglie di birra avevano il tappo a macchinetta e in rilievo, sul vetro, veniva riportato il nome della fabbrica: non si sentiva il problema di dichiarare il contenuto ne tanto meno la data di scadenza. Le prime etichette sulle bottiglie di birra apparvero in Gran Bretagna. Le birre prodotte dalle birrerie londinesi erano molto apprezzate dalle corte di Russia e le bottiglie avevano etichette bilingui. La prima etichetta "birraria" italiana pare sia la "Birra Piemonte Port Ale": faceva bella mostra di se sulle bottiglie che uscivano dalla omonima birreria di Cuorgnè nel Canavese, in provincia di Torino. Purtroppo in tutti gli archivi dei collezionisti di etichette non compare alcuna notizia che possa datare con certezza questo raro pezzo. Ma è in Inghilterra che viene costituito il primo club di collezionisti. A Liverpool negli anni '50 la Guinness sovvenzionò il costituendo Labologist Club dal cui nome derivò "labologia", collezionismo di etichette. Per alcuni anni codificò il raccogliere questo tipo di materiale, provvide alla pubblicazione di cataloghi, a tenere i contatti con tutti coloro che si dilettavano alla ricerca di etichette. Poi, con il passare del tempo, tutto fu travolto dall'ondata dei collezionisti dell'est europeo e fu l'omonimo club di Usti nad Labem, Repubblica Ceca, a dettare legge, a diventare il punto focale del collezionismo ed essere la voce autorevole in merito. Ma il bello del collezionismo è che ognuno può impostare la propria collezione secondo propri ed esclusivi criteri. Ho visto collezioni conservate in preziosi raccoglitori con diciture brossurate e in vecchie scatole di scarpe, in buste commerciali e in quadernoni scolastici. Nuove come appena uscite dalla tipografia o staccate dalle bottiglie appena svuotate. Suddivise per nazioni, regioni, città. Solo di quella particolare birreria oppure solo di quel tipo di birra. Come si vede la "labologia" dà spazio all'immaginazione di ognuno di noi, la propria fantasia. Così come sono fantastici i disegni dei grafici delle etichette dei primi del secolo come le russe antecedenti la rivoluzione di ottobre, dei disegni di quelle africane o asiatiche. Ci sono le immagini di alcune etichette di strani paesi australi che ti fanno sognare grandi spazi e immense spiagge di sabbia soffice, di uccelli variopinti, di paesaggi esotici. Le vecchie sudamericane dai disegni barocchi, liberty, floreali e dai colori intensi o le nordamericane dai colori sgargianti. Aprire un raccoglitore è come immergersi in un grande boccale di spumosa bevanda. E' un modo di collezionare indicato per coloro ai quali il dottore ha vietato di bere la birra. L'unico problema è la quantità di materiale reperibile: è tanto, tantissimo, per questo molti si specializzano in particolari soggetti. Una collezione di solo tedesche raggiunge seimila pezzi in poco tempo, così come per la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Il club "Il Barattolo" ha voluto "santificare" questo tipo di collezionismo dando alla stampa il catalogo delle etichette italiane, una specie di "Treccani" birraria che sarà di aiuto ai neofiti fornendo quegli indispensabili elementi per iniziare una collezione. Ricordando che l'etichetta rappresenta la birreria, è il marchio di fabbrica, per questo motivo una nota ditta giapponese alla richiesta di materiale rispondeva: "Siamo spiacenti di non poter soddisfare la sua gradita richiesta, ma l'etichetta rappresenta la nostra birreria: è nata per essere incollata sulla bottiglia e sulla bottiglia deve rimanere..." |
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